I miei preferiti

Barbara MrsTeapot B's favorites book montage

Narcopolis
Libertà
Mr Gwyn
Tre volte all'alba
Nel tempo di mezzo
1Q84: Libro 1 e 2. Aprile-Settembre
Ragione e sentimento
Una cosa da nulla
84, Charing Cross Road
Mr Jones e lo zoo della Torre di Londra
C'è ma non si
Il profumo
Stirpe
Le notti bianche, La mite e Il sogno di un uomo ridicolo
Il Circolo Pickwick
Il Maestro e Margherita
La signora Dalloway
La cena
Un giorno di gloria per Miss Pettigrew
La metamorfosi


Barbara MrsTeapot B's favorite books »

martedì 31 dicembre 2013

Tendenza fine anno, le top ten. E io le detesto

Dicembre, il mese del Natale, della gioia, delle luci, dei regali e delle certezze: cascasse il mondo, a dicembre, nel panorama culturale italiano succede che

esce IL film di Pieraccioni
un paio di cinepanettoni
100 film per bambini,
esce IL libro di Bruno Vespa,

boom di libri di cucina che millantano di insegnarti a preparare un cenone di Natale senza stress, in largo anticipo (?), con poca spesa (???????????????) e tanta resa - per non parlare del cake design, che, come Hansel, va un casino quest'anno - 

l'oroscopo di Paolo Fox - che tristezza il 2014 per gli Acquario come me...
film mielosi in tv di renne parlanti e miracoli vari in cittadine americane illuminate, ed innevate, ma per le quali si circola solo con un maglione, sciarpa e berretto (ma perché le attrici non sembrano cretine come me con il berretto?)

e puntualmente, dal 20 in poi, fioriscono le TOP TEN


Restiamo in tema di libri: 

 - i libri più venduti del 2013. Ok, forse la più sensata, ci sono i dati, ma poi chi mi dice che son stati tutti letti? Qualcuno avrà pur ceduto ad acquisti puramente libridinosi. Inoltre, se un libro è stato comprato da tante persone, vuol dire necessariamente che sia un bel libro?

- i libri più letti. Ci si basa sulle vendite o si fanno sondaggi? In caso di vendite, si veda sopra. In caso di sondaggi - vedi i vari awards sui siti - eh, come sono diventata cool? -  c'è sempre da scegliere tra una rosa di libri selezionati.

- i migliori 10 libri del 2013: classifica gettonata tra le testate, i blogger e i lettori. Va bene, giudizio personale. Ma c'è un ma, che io proprio non riesco a mandar giù.

Come si fa a scegliere? A stilare una classifica: 1 mi è piaciuto più di 2 e così via, confrontando vari generi letterari, autori diversi, magari tralasciando addirittura il momento in cui è stato letto il libro, che in molti casi influenza il giudizio. Ci sta una classifica di titoli di uno stesso autore, quello sì, ad esempio non metterei Expo 58 tra i primi tre di CoeParlare in generale, mi sta bene, ma la classifica no. 
Potrebbe apparire anche offensiva, peggio, paracula. 


Con questo non voglio dire che io non abbia avuto i miei preferiti tra i libri letti nel 2013, ma la classifica no, non la faccio, non mi piace e la trovo poco elegante. E soprattutto senza senso, perché ogni libro è a sé, ha la sua storia, il suo inizio, la sua fine, il suo momento, il suo modus legendi. Ed il suo genere. Parlando di film ho adorato Dogville, così come impazzisco per Una pallottola spuntata: il giorno e la notte, come poterli paragonare? Eppure in una classifica non saprei quale mettere prima. Voglio darmi arie da intellettualoide? N.1 Dogville. Sono un po' giù? N. 1 Una pallottola spuntata. Sono un'intellettualoide un po' giù? EN 2 mg.

Quindi dirò solamente che il 2013 è stato un anno piacevolissimo per quanto riguarda le letture,con molti stimoli e sorprese, a tratti esaltante.
Ho amato l'ultimo di Julian Barnes e il primo di Ozpetek
Ho riso con Bianchini, Julia Stuart e David Forrest
Ho scoperto, perché mai letti prima, Antonio Hill, Daria Bignardi, Sayed Kashua, Javier Marìas.
Mi sono innamorata di Ned Beauman, Ruth Ozeki e John Lanchester.
Mi sono commossa con Melania Mazzucco, Bresciani, Calvetti, Tiziana Lo Porto e R.J. Palacio.
Mi sono emozionata con Arturo Pérez - Reverte, Robert Galbraith e Ruiz Zafòn.

Sono stata delusa da alcuni autori, non ho apprezzato alcuni libri come ci si aspettava (Stoner e Limonov - e qui scatterà il linciaggio. Belli, certo, ma non mi è scattata la molla).
Mi sono rifugiata nei classici, unici.

E' stato bellissimo leggere e continuerò a farlo. 
Un affettuoso augurio ed un ringraziamento agli scrittori ed agli editori e Buon Anno a tutti, con un libro in mano sarà migliore.

domenica 29 dicembre 2013

Relax


Oggi relax in compagnia di Taiye Selasi con La bellezza delle cose fragili, Einaudi - fino ad ora bellissimo - e tanto tè caldo.
E il pargolo mi ha promesso che inizieremo Il trattamento ridarelli, del grande Roddy Doyle, Salani. Non vedo l'ora.

E tra una sorsata, una lettura e una coccola, un'occhiata a Granta.

Auguro a tutti una giornata altrettanto rilassante e ovviamente Buon Anno!

martedì 3 dicembre 2013

Ho letto ROSSO ISTANBUL

Il primo romanzo di Ferzan Ozpetek è come me lo immaginavo: semplice e poetico, etereo e romantico, nostalgico e intimo. Bellissimo.
Vi si narrano, a capitoli alterni, le storie di lui, Ozpetek, di ritorno ad Istanbul, la sua città natale, in visita alla mamma, e di lei, Anna, una quarantenne italiana per la prima volta in Turchia, con il marito e una coppia di giovani amici.

Prendono lo stesso aereo e vivono la stessa città, in modi diversi, ma non dissimili, durante i giorni della recente occupazione di Gezi Park.


Manifestanti durante l'occupazione di Gezi Park

Ozpetek ha scritto questo romanzo con la stessa eleganza che caratterizza i suoi film, con la medesima raffinata naturalezza che ha nell'inquadrare quel dettaglio - un oggetto, un'espressione, un profumo, un colore, un modo di camminare o di toccarsi la collana - con la stessa cura che ha per l'animo umano, per la vita e per la morte.

Il viaggio di Ferzan e Anna li ha spogliati delle certezze, li ha messi a nudo, come quando si nasce, e Istanbul li ha partoriti di nuovo e li ha colorati di rosso, e di blu.

"Istanbul è il blu e il rosso, che paiono riuscire a fondersi solo in certi tramonti sul Bosforo. E il rosso, il rosso dei carrettini dei venditori ambulanti di simit: le ciambelle calde ricoperte di sesamo che sono la prima cosa che compro quando arrivo. Il rosso fiammante dei vecchi tram: oggi ne è rimasto solo uno, con cui i turisti attraversano il cuore della città. Il rosso - arancio con cui erano decorati i piattini del tè che una volta ti porgevano nei kahve: tè bollente, servito nei bicchieri di vetro. Il rosso dello smalto sulle unghie di mia madre, lei che ha sempre amato i colori pallidi, delicati."


Rosso





Ferzan Ozpetek
"Rosso Istanbul"
Mondadori
2013

anche in versione e-book

giovedì 28 novembre 2013

Ho letto IL RICHIAMO DEL CUCULO

E sì, l'ho letto perché l'ha scritto J.K. Rowling, altrimenti molto probabilmente non l'avrei comprato. Non per altro, ma di thriller ce ne sono a bizzeffe e a star dietro a tutti uno ci perde la testa. Quindi è normale essere un po' selettivi: i tuoi preferiti, poi ogni tanto ci butti dentro un nuovo scrittore, spesso un prenderci, spesso una delusione.
Ma quando sul sito dell'Ansa - ripeto, Ansa -  è apparsa la notizia che in realtà l'autore del libro in questione, Robert Galbraith, altri non era che la Rowling, allora mi sono detta: Forte, lo leggerò di sicuro

Perché la Rowling è brava e basta. 

Ha dato alla luce il maghetto più famoso del mondo, che ho sempre adorato, e anche in versione over teen non ha deluso le mie aspettative: Il Seggio Vacante - edito da Salani, come tutti i suoi romanzi -  è proprio un gran bel libro. Profondo, ironico, realistico, a carattere sociale, ma soprattutto scritto bene e popolato da personaggi ottimamente caratterizzati.

Entrambi i titoli sono anche in versione e-book
Come ne Il richiamo del cuculo, primo giallo in cui si è cimentata, che è bello non perché l'ha scritto lei, ma perché lei scrive belle storie e lo fa molto bene.

Il fattaccio si svolge in un esclusivo quartiere di Londra: Lula, la modella più popolare del momento, precipita dal balcone del suo appartamento. Sembra un suicidio, ma il fratello di lei non ne è convinto ed ingaggia un investigatore privato, Cormoran Strike.
Strike è un omaccione peloso, reduce della guerra in Afghanistan e dalla tormentata storia d'amore con Charlotte, al quale sbatte letteralmente addosso la sua temporanea segretaria Robin, ragazza sveglia con un sogno nel cassetto, investigare.
La storia si dipana secondo i canoni del giallo classico all'inglese - e mi sorridono anche le orecchie - tra interrogatori, pedinamenti, ricerche, colpi di scena, il tutto permeato da humor e umanità.

Un giallo che va giù tutto d'un fiato e personaggi, Robin e Strike, che sono già entrati nella rosa degli investigatori famosi. La Rowling ha questa straordinaria capacità, te li fa amare subito questi tizi, ma come fa? Come fa?
Insomma, già aspetto il secondo romanzo di Galbraith, e magari anche la serie tv della BBC.


martedì 26 novembre 2013

Ho letto PUGNI, SVASTICHE, SCARABEI

E' stato amore a prima lettura con Ned Beauman. Galeotto fu La macchina fatale , il suo secondo romanzo. Appena terminato mi mancava di già, ma tantissimo; così ho subito ordinato in internet il suo romanzo d'esordio Pugni, svastiche, scarabei pubblicato in Italia da Sironi Editore (anche in versione e-book!).


Inutile, mi tocca essere ripetitiva: Ned (ormai siamo intimi: ho letto tutta la sua Opera) scrive in modo favoloso ed è geniale! 
Non è da tutti appioppare al proprio protagonista la trimetilaminuria, una malattia genetica (vera) che fa puzzare come pesce andato a male. O ancora, che in situazioni stressanti si domanda: 

cosa farebbe Batman al mio posto? 

Kevin Broom è questo ed altro e il ritrovamento di una lettera scritta da Adolf Hitler - e di un cadavere - sarà la causa del suo coinvolgimento in un intrigo che lo porterà ad indagare sui bassifondi londinesi degli anni Trenta, tra pugili ebrei omosessuali, ricchi snob, entomologi filonazisti e antisemiti, fino all'epilogo straordinario ai giorni nostri, tra collezionisti di rare memorabilia naziste e membri della Società Thule.

Il mio Ned (sospiro da teenager) è unico. Originale, bravo, colto, canzonatorio, sottile umorista, inventore di un genere tutto suo.
Ora mi sorge spontaneo un pensiero. Il suo terzo romanzo - Glow -  uscirà in Inghilterra a maggio 2014: quanto ci vorrà a tradurlo? Ma soprattutto: lo pubblicheranno? Mi toccherà leggerlo in inglese? Non ci si può lasciar sfuggire Ned Beauman, sarebbe un gravissimo errore, potrei sguinzagliare degli scarabei geneticamente modificati... Lo voglio! Subito!


BOOKies:
L'edizione illustrata in quindici volumi dell'opera completa di Goethe;
Come disegnare cani e gatti;
Plain English, di Lord Alfred  (Boise) Douglas
Se io fossi dittatore, di Julian Huxley;
La fiamma della candela, di Sansom
Mein Kampf, di Adolf Hitler
Il tramonto dell'Occidente, di Spengler
Sulla costruzione della sfera, di Archimede

e Grammatica e Lessico Pangeano del protagonista Erskine.

martedì 19 novembre 2013

MrsTeapHot's life(book)style

Si avvicina l'inverno ed è una stagione che a me piace, perché vuol dire casa - fortunatamente - nido, calduccio, lana, coccole, Natale e tanti libri (regalati - mi stanno sorridendo anche le orecchie).
Le mie tre tendenze hot per l'inverno coinvolgeranno ovviamente i miei compagni di insonnia, ma, tra i tanti, tre saranno i miei spiriti, i miei libri guida, come nel Canto di Natale di Dickens: un libro del passato, uno del presente ed uno del futuro.

Art Nouveau

Il primo di febbraio - che tra parentesi è il mio compleanno - prenderà il via, fino al 15 giugno 2014,  una mostra presso i Musei San Domenico di Forlì che  non voglio assolutamente perdermi: 

Liberty. Uno stile per l'Italia Moderna.

Non vedo l'ora di essere circondata da quadri, statue, mobili, eleganti oggetti d'arredo, vetrate, fiorati tessuti impalpabili e fantastici gioielli. Sono sicura che, oltre a sbavare come un alano, quando uscirò dal museo mi sentirò molto femme fatale. Per calarmi nella parte rileggerò Salomè di Oscar Wilde, ma non uno qualsiasi. Ho trovato in biblioteca l'edizione Rizzoli del 1974, illustrata (cito il mitico Alberto Arbasino dalla sua introduzione all'opera) dal preziosissimo esteta "Liberty" Aubrey Beardsley, che elegantemente disegna le sue perverse bambinacce capricciose e impressionanti.

Da rifarsi gli occhi! Lascia a bocca aperta.

Il Passato

Downton Abbey

Ormai sono due anni che io e mia mamma non ci perdiamo una puntata di Downton Abbey, la pluripremiata serie televisiva ambientata in Inghilterra nei primi decenni del Novecento, creata da quel mostro di bravura che è Julian Fellowes - e tifiamo per la suffragetta Sybill. La terza stagione verrà trasmessa, come da tradizione, a Dicembre su Retequattro, e promette scintille dato che nella serie esordirà l'attrice premio oscar Shirley MacLaine, nei panni di Martha Levinson, madre di Lady Cora. Prevedo fantastici scambi di battute tra la conservatrice e pungente matrona di Downton Abbey (mio mito!) interpretata magnificamente da un altro premio oscar, Maggie Smith - la professoressa McGranitt di Harry Potter - e la ruvida mamma americana di Cora.

La strenna natalizia di Neri Pozza, che di Julian Fellowes ha già pubblicato Snob e Un passato imperfetto - stupendi! -  sarà Downton Abbey, la sceneggiatura completa della prima stagione - quindi anche scene tagliate dalla produzione - arricchita da aneddoti e curiosità sui personaggi e sulle riprese. Mio! E devo averlo subito, così scatta il ripassone. A buon intenditor...


Il Presente

Il classico rivisitato

Come tutti gli anni, l'avvicinarsi del Natale mi crea un tenero ed infantile scombussolamento: canticchio, faccio dolci, compro il pandoro che poi diventa posso perché lo mangiamo poco,  penso al pranzo di Natale - per fortuna lo prepara mia madre - sono coccolona, gioco di più e mi viene voglia di leggere un classico.  Come i bambini non vedono l'ora di aprire la prima casellina del loro calendario dell'avvento, io il primo giorno di dicembre inizio il mio Classicone di Natale - che fantasia... Solitamente opto per un classico russo - l'anno scorso è toccato ad Anna Karenina - quest'anno invece proseguo con il filone britannico ed il prescelto è Grandi Speranze di Dickens. Ovviamente in versione e-book, perché, sarò una pappamolle, ma 720 pagine i miei polsi le reggono poco. Poi volete mettere quanto è più maneggevole il lettore e-book? Sottile, leggero, comodo e pratico. Te lo porti ovunque (e non si fanno le orecchie alle pagine!)

Dai, ci sta. Fuori nevica, il camino è acceso, il tè è pronto, il plumcake all'arancia (di Lolì) pure (basta con il plumcake allo yogurt o in versione festa coi canditi!), il bambino sta spargendo briciole del suddetto plumcake in ogni dove, il marito pisola, il lettore e-book è acceso.

Il Futuro

Se non trovate abbastanza calore nel guardare la vostra serie preferita comodamente sul divano avvolte in un plaid, oppure circondate dall'arte, o nella sicurezza del vostro focolare. Se pensate che hot sia qualcosa che va oltre queste cose, solo qualcosa di malizioso, di osé, allora sappiate che leggere è hot, perché


reading is sexy.

My life(book)style

lunedì 18 novembre 2013

Il plumcake all'arancia di Lolì

Basta con il plumcake allo yogurt e con quello alle gocce di cioccolato.

"Ah, ma io a Natale lo faccio con la frutta candita".[meico] Che noia!

Provate il plumcake all'arancia e vi leccherete i baffi, un profumo poi mentre cuoce.

La ricetta, insieme ad altre, la cui protagonista indiscussa è per l'appunto l'arancia, me l'ha insegnata la sensuale e cazzuta (ops!) commissaria Lolì, durante la sua prima indagine nel magnifico giallo La circonferenza delle arance, della bravissima Gabriella Genisi, edito da Sonzogno

Riporto la ricetta paro paro.

Ingredienti:
Succo e scorza di un'arancia non trattata
170 g di burro morbido
250 g di zucchero
1 pizzico di sale
4 uova
50 ml di latte
250 g di farina
1 bustina di lievito per dolci

Preparazione:
Imburarre uno stampo per plumcake. In una terrina lavorare bene il burro con lo zucchero poi incorporare le uova (uno alla volta), il sale, il latte, il succo e la scorza grattuggiata dell'arancia. Aggiungere un po' alla volta la farina setacciata e, per ultimo, il lievito per dolci.
Versare il composto nello stampo e porre in forno (statico, l'ho aggiunto io) preriscaldato a 180°C per circa 45 minuti.

Et voilà. Buonissimo!


Plumcake, il libro e il tè

Buon appetito e buona lettura di questo giallo consigliatissimo. E' una forza della natura Lolì, a Montalbano ci fa un baffo (di rossetto).


lunedì 11 novembre 2013

Un salto al BarLume

Stasera, su Sky Cinema 1, andrà in onda il primo dei due film tratti dai romanzi di Marco Malvaldi, tutti pubblicati da Sellerio.  Scaramanticamente si parte dal terzo pubblicato Il re dei giochi. Domenica 17 novembre sarà la volta de La carta più alta
Da appassionata dei vecchietti del BarLume, attendo l'evento - perché di evento! si tratta - con un misto di gioia e di paura. Un'ansia da prestazione lecita perché spero, ma ne sono quasi certa, che si riesca a rendere onore alla carta. 

Di rito, quindi, un caffè al BarLume, anche se io prenderei più volentieri un buon tè: poche righe, tratte dai romanzi, per conoscere i protagonisti. 

I quattro romanzi della serie dei vecchietti del BarLume
In primis Massimo, il barrista. È sulla trentina, capelli ricci, barba; un aspetto vagamente arabeggiante, accentuato dal camicione da pirata lungo fino alle ginocchia miracolosamente immune da aloni di sudore. Spesso parla da solo ad alta voce. È alto, con un grosso naso adunco.

Il gruppetto fuori dal BarLume, nel pieno centro di Pineta, è di quattro vecchietti belli arzilli, del tipo comune da queste parti


Ampelio Viviani, anni 82, ferroviere in pensione, sindacalista, discreto ex ciclista dilettante e incontestato trionfatore della gara di moccoli introdotta (ufficiosamente) all'interno della festa dell'Unità di Navacchio per ventisei anni consecutivi dal 1956. Ah, è il nonno di Massimo. 

Aldo, quello del ristorante Boccaccio. Vedovo spensierato e di compagnia. Amante della musica barocca, della letteratura classica e delle donne che respirano, Aldo è attualmente una delle tre o quattro persone viventi in grado di esprimersi in un italiano grammaticalmente corretto, assolutamente privo di anglicismi e decisamente forbito.

Il Rimediotti (nome di battesimo Gino), 75 portati male, pensionato delle poste. Alto e macilento. Un vecchietto tranquillo, di idee vagamente nostalgiche del ventennio, e notevole giocatore di biliardo.

Pilade Del Tacca, ha assistito al placido scorrere di settantaquattro primavere ed è felicemente sovrappeso. Anni di duro lavoro al Comune di Pineta, in cui se non fai colazione quattro volte per mattina non sei nessuno, lo avevano forgiato sia fisicamente che caratterialmente: infatti, oltre che maleducato, era anche rompicoglioni. 

E poi

Tiziana, la ragazza che aiuta Massimo al banco. Alta, bel portamento, rossa di capelli come il nome suggeriva, era stata assunta da Massimo in quanto possedeva due qualità perfette per lavorare in un bar. In primo luogo, non era imbranata. Secondo, aveva un paio di puppe bellissime, che occultava con scarso successo dentro magline attillatissime o camicette col nodo e nessun bottone allacciato. 

Il dottor commissario Vinicio Fusco, nel quale non è umanamente possibile trovare niente che ispirasse la minima briciola di simpatia. E' permaloso, arrogante, testone, presuntuoso e vanesio. 

Quell'uomo è un libro di barzellette sui calabresi. 

Un grandissimo in bocca al lupo, buona visione e buone letture!

Se non avete letto i romanzi, l'avvicinarsi del Natale potrebbe essere una buona scusa per regalarseli o farseli regalare. E, a proposito di Regalo di Natale, questo è proprio il titolo della classica strenna natalizia di Sellerio che, come ogni anno, propone un'antologia di racconti gialli, in uscita il 14 novembre. E, udite udite, tornano i quattro vecchietti a rompere simpaticamente, con una nuova avventura, La tombola dei troiai!
Già nella mia letterina a Babbo Natale, ma riuscirò a resistere fino ad allora?

giovedì 7 novembre 2013

Ho letto LA FIGLIA DEL BOIA

Evviva! Giovedì prossimo, il 14 novembre, uscirà in libreria La figlia del boia e il monaco nero, la seconda avventura di Jakob Kuisl, professione boia.


Jakob vive nella Baviera di metà Seicento e discende da una famiglia di boia. E' un omaccione di quasi due metri che incute un certo timore, oltre che per la stazza e per il suo lavoro, anche per le sue conoscenze di medicina ed erboristeria. Infatti il boia di Schongau può essere considerato all'avanguardia per quanto concerne le scienze dell'epoca e dotato di una notevole apertura mentale.

L'autore (dal cognome per me impronunciabile senza un conseguente attacco di tosse), che appartiene realmente alla dinastia di boia dei Kuisl, racconta con dovizia storica le avventure di Jakob, della sua bella figlia - sulla quale circolano chiacchiere di ogni tipo - e di Simon Fronwieser, figlio del medico cittadino, malvisto da suo padre per queste sue ambigue frequentazioni.

Ne La figlia del boia i tre fanno luce sugli efferati omicidi di alcuni bambini del paese, i cui cadaveri sono marchiati con uno strano simbolo. Il pregiudizio e l'ignoranza dell'epoca trovano il colpevole nella levatrice del paese, subito accusata di stregoneria ed arrestata.
Tra pericolose indagini, colpi di scena, lotte politiche, immersi nel magnifico paesaggio bavarese, si trascorrono piacevolissime ore in compagnia di un bellissimo ed avvincente giallo storico difficile da abbandonare.
Di certo voglio gustarmi anche la seconda avventura dello straordinario boia e spero che non tardi la pubblicazione degli altri romanzi, perché in Germania sono a quota quattro. 
E poi sono curiosissima di vedere la copertina, perché quella del primo romanzo è fantastica!


Oliver Pötzsch
"La figlia del boia"
Neri Pozza - I narratori delle tavole
giugno 2012
titolo originale Die Henkerstochter
anche in versione ebook e ripubblicato da BEAT in edizione economica

lunedì 4 novembre 2013

Ho letto DIECI DICEMBRE


La reproduction interdite, di René Magritte (1937)
A novembre.
Forse è opportuno che faccia un po' di premesse. Sono un'appassionata di racconti e non capisco perché non siano apprezzati dalla maggior parte delle persone con cui ho a che fare, ma sulla questione tornerò in un altro momento.
Adoro il surrealismo, in tutte le sue forme: dalle situazioni irreali, spinte ogni oltre limite ragionevole, all'umorismo apparentemente stupido e banale, ma che in realtà è da ricercare tra parole e immagini, al nonsense, fino ai paradossi delle relatività e della meccanica quantistica. Sono terribilmente complicata e contraddittoria, quindi dichiaro anche la mia devozione al realismo, più cinico è, meglio.
Da qui la mia adorazione per Woody Allen che, secondo me, è il miglior rappresentante dell'equilibrio instabile tra realismo (spesso cinico) e surrealismo ed è capace di oscillare tra i due senza mai cadere.
Tutto ciò per dire che George Saunders è riuscito, con questi dieci racconti, a creare un'opera che trovo assolutamente bellissima. Chiedo perdono, ma non mi vengono altri termini, perché se un libro mi piace, per me è bello e basta. 


George Saunders

Anche le altre raccolte mi erano piaciute, ma trovo che questa le superi. Perché Saunders si avvicina un po' di più alla quotidianità reale della società occidentale che ci rappresenta in questi anni, con personaggi molto introspettivi che rappresentano i nostri lati più intimi, e nel contempo mantiene quella sua vena surreale che permea tutti i racconti, anche quando non esplicitamente palesata. Poi - sarà il raggiungimento di una certa maturità o la necessità di un po' di ottimismo? - alla fine di ciascun racconto si intravvede, in modo più o meno chiaro, un certo senso di riscatto positivo del protagonista, e fa bene alla salute.
Consiglio Dieci Dicembre a tutti, soprattutto agli amanti dei racconti, ma più di qualsiasi altro, agli amanti della bella scrittura e delle belle storie. Se poi durante la lettura si ascoltano i Radiohead, viaggio letterario assicurato.

Saunderstrip®
Flebo?
Affermativo.




George Saunders
"Dieci dicembre"
Minimum Fax
titolo originale: Tenth of December (2013)


anche in versione e-book

mercoledì 30 ottobre 2013

Ho letto DOMENICA CON LE SUPREMES

 Edward Kelsey Moore, violoncellista, esordisce come romanziere a cinquantadue anni con Domenica con le Supremes, ispirandosi alle figure della madre, della sorella, delle zie e delle cugine, regalando ai lettori una magnifica storia di coraggio. Come ha scritto su The New York Times, Moore non ha mai avuto la tentazione di declinare il logoro cliché della stronzetta di colore sfacciata - sul genere delle tremende Housewives of Atlanta, sboccate, arroganti ed egoiste - che la cultura popolare ha messo sullo stesso piano delle energiche donne nere. Niente a che vedere con le donne che mi hanno tirato su.
Coraggio che nasce dalla forza di tre donne, amiche da più di quarant'anni, diverse tra loro, ma complementari. 

La fin troppo schietta, e grossa, Odette, nata su un Sicomoro, che ha ereditato dalla bizzarra madre il dono di parlare coi defunti; Clarice, sua amica fin dall'infanzia, succube di una madre moralista alla quale non è mai riuscita a ribellarsi e di una vita che deve per forza accettare, altrimenti "fa brutto"; la bellissima Barbara Jean, sposata con un uomo vecchio e molto ricco, che sa che cos'è il dolore perché segnata da un terribile passato.

Cascasse il mondo, le tre amiche si incontrano tutte le domeniche, dopo la Messa, al locale All-You-Can-Eat del tenerissimo Earl - una sorta di Alfred di Happy Days - il ristorante in cui si ritrovano fin dagli anni Sessanta e dove, nell'estate del 1967, alla fine del terzo anno delle superiori, vennero soprannominate le Supremes, come il gruppo che spopolava in quegli anni - per la cronaca, c'era Diana Ross nel gruppo!
Il romanzo racconta il presente ed il passato di queste tre formidabili donne, sullo sfondo di quarant'anni di realtà dell'Indiana, circondate da personaggi - mariti, madri, cugine - altrettanto pittoreschi, legate tra loro da un'amore tanto forte da riuscire ad affrontare qualsiasi cosa.
Si ride e si piange. Si legge tutto d'un fiato. Un romanzo da regalare non solo alla migliore amica, ma alle donne che ami.

Un unico rammarico. Non essere nata nera nell'Indiana per essere la quarta Supremes
Ma supreme(s) si può sempre diventare.





Edward Kelsey Moore
"Domenica con le Supremes"
Mondadori (2013)



lunedì 21 ottobre 2013

Ho letto SEI COME SEI


La meridiana di Bianchini a Santa Maria degli
Angeli e dei Martiri a Roma
Ancora mi sono ritrovata ad entrare in loop mentali dai quali fatico ad uscire. Come ne Una storia per l'essere tempo di Ruth Ozeki - l'ho già detto quanto mi è piaciuto? - in Sei come Sei di Melania Mazzucco, il tempo è fondamentale. Questa volta il tema è affrontato più in modo matematico e astronomico, che quantistico, ma il percorso porta sempre a domande esistenziali alle quali temo proprio non si possano trovare risposte in modo univoco ed assoluto, ma solo soggettivo ed intimamente personale.

Ed è Eva, una ragazzina delle scuole medie, ad introdurci nel suo viaggio nel tempo, interiore e negli anni. 

Così a me piace immaginare che vivo non qui e ora, in una frazione esigua e misera del tempo, ma nell'anno più letterario di tutti. L'anno zero - quello che non esiste e non è mai esistito.

Un viaggio, quello di Eva, che inevitabilmente si incrocia con altri viaggi.

Dopo un terribile incidente sulla linea metropolitana durante una gita scolastica, Eva parte alla ricerca di Giose, l'uomo che per lei è suo padre, che è realmente suo padre, ma per lo Stato e la società non lo è, perché Eva è stata adottata da Christian, il compagno di Giose.

Tra regressioni, ricordi, emozioni e sensazioni, in Sei come Sei il tempo è espressione e testimone dell'amore in tutte le sue forme; l'amore passionale, estatico, paterno, filiale, materno, l'amore per la cultura, l'amore per l'arte, la musica, la scienza.

San Giuseppe con Gesù - Francisco de Herrera 


Ciò che studi, che ti appassiona, è la parte più privata ed intima della tua vita.


Melania Mazzucco racconta tutto questo, il voler essere tempo, in quel suo straordinario stile che sempre mi disarma, e neppure questa volta mi sono accorta dell'istante in cui mi ha toccato l'animo, perché è così delicata... 


Melania G. Mazzucco
"Sei come Sei"
Einaudi





BOOKies:
Il Giardino dei Ciliegi, dAnton Čechov

Ultimi post pubblicati:

martedì 15 ottobre 2013

Ho letto UNA STORIA PER L'ESSERE TEMPO

Ruth Ozeki

Non conoscevo Ruth Ozeki, ora non potrò più farne a meno. Una storia per l'essere tempo (A Tale for the Time Being) è ufficialmente entrato a far parte della lista dei miei libri preferiti. L'ho "scoperto" per caso, cercando quali libri della shortlist del Man Booker Prize 2013 fossero già stati pubblicati in Italia. Ed ecco che, oltre a La moglie di Jhumpa Lahiri, trovo questo favoloso romanzo, pubblicato da Ponte alle Grazie!


I sei autori della shortlist. Da sinistra a destra: Jim Crace, Colm Toibin,
Noviolet Bulawayo, Ruth Ozeki, 
Eleanor Catton e Jhumpa Lahiri

Mentre sto scrivendo, sto aspettando l'annuncio alla BBC del vincitore. Ovviamente faccio parte del #teamOZEKI e sto facendo un tifo sfegatato. Se non dovesse vincere, mi aspetto un super capolavoro da parte del vincitore. Ma cosa potrebbe superare questo romanzo, cosa?
The Luminaries di Eleanor Catton. L'hanno appena annunciato. Mannaggia. Ha vinto lei, quella tra la Ozeki e la Lahiri, con quell'abito dal colore indefinito. Mi aspetto qualcosa di straordinario, ma lo leggerò un mappazzone di 850 pagine?

Torniamo a noi.
L'essere tempo Nao è una sedicenne di Tokyo che prima di suicidarsi, decide di raccontare la vita della bisnonna Jiko, monaca buddhista, attraverso le pagine di un diario ricavato da Alla ricerca del tempo perduto di Proust. 

L'essere tempo Ruth è una scrittrice che vive con il marito ed il gatto Schroedinger su una sperduta isola canadese. Durante una passeggiata in spiaggia trova, portata dalle onde - a seguito dello Tsunami? -, una valigetta di Hello Kitty contenente il diario di Nao, un orologio e delle lettere. 

Se invece decidi di continuare a leggere... indovina? Sei proprio il mio tipo di essere tempo e insieme siamo pura magia!

Da quel momento si instaura un rapporto tra i gli esseri, tra i tempi e gli spazi, si crea veramente la magia, data dall'incontro tra l'autore ed il lettore del diario. Ma anche tra l'autore ed il lettore della vita, intesa come essere, come tempo, come istante. Si scambiano i ruoli.


Un istante è una piccolissima particella di tempo.
Hai schioccato le dita? Se l'hai fatto, equivale a sessantacinque istanti. 

L'esistenza delle tre donne protagoniste del romanzo, diverse tra loro per età, luoghi e filosofia di vita, si incrocerà per poi dipanarsi in ciò che può essere assunto come l'essenza del tutto, o del niente, che poi sono la stessa cosa.
Non voglio apparire criptica, sono solo in difficoltà perché o mi metto a raccontare del parallelo tra filosofia zen e meccanica quantistica citando il romanzo, o lo leggete, e vi consiglio di farlo.

Ruth Ozeki è realmente una monaca buddhista zen, quindi spiega con estrema semplicità i fondamenti dello zezen, dell'essere tempo, dell'istante. E fin dalle prime pagine  mi saltavano agli occhi i principi fondamentali della meccanica quantistica. E sono tornata indietro agli anni dell'Università quando guardavo affascinata il mio professore mentre disquisiva di relatività, filosofia e dimensioni spazio-temporali.



Il rimando autobiografico a molti aspetti della Ruth protagonista con la Ruth autrice del romanzo, fa credere, durante la lettura, di un fatto realmente accaduto. Mi è piaciuta molto l'idea, perché rafforza il dualismo degli opposti delle cose: essere e non essere insieme, su e giù insieme, vero falso contemporaneamente. E' geniale.


Quando su guarda su, su è giù.
Quando giù guarda giù, giù è su.
Non-uno, non-due. Non uguale. Non diverso.

Attraverso lo scorrere delle pagine del romanzo, alternando i punti di vista e i tempi, si affronta un viaggio meraviglioso nella storia del secolo scorso, nella vita degli adolescenti e degli adulti, nelle culture occidentali ed orientali, nell'animo umano. E mi sono sentita speciale, proprio come Ruth. Pensavo che una storia per l'essere tempo fosse stata scritta solo per me. Avevo trovato il diario insieme a Ruth sulla spiaggia, ero nel lettone con lei quando lo leggeva a suo marito, e ne parlavamo insieme davanti ad una tazza di tè. Invece no, potete leggerlo anche a voi. 


Oppure è accaduto veramente? 


La magia di Ozeki, il suo superpotere - SUPAPAWA!

Con estrema eleganza e semplicità, Ruth Ozeki dà al lettore tutto questo, in un unico romanzo, in tantissimi preziosi e consapevoli istanti di piacevolissima lettura.

lunedì 14 ottobre 2013

Ho letto LA MACCHINA FATALE

Letterariamente parlando, le ultime tre settimane sono state magnifiche per me perché ho letto tre libri stupendi, molto diversi tra loro, vuoi per genere, vuoi per stile. Julian Barnes è una mia vecchia passione e il suo "Livelli di Vita" (Einaudi) mi ha esaltato e commosso. L'ultimo romanzo letto, di cui parlerò tra pochissimi giorni, è scritto da un'autrice fino a poco tempo fa a me sconosciuta che è subito riuscita ad entrarmi nell'anima: Ruth Ozeki, una delle candidate al Man Booker Prize 2013 con il romanzo "una storia per l'essere tempo" (Ponte alle Grazie). E se non vince lei, vorrà dire che chi si sarà aggiudicato il premio vincerà anche il Nobel, perché ce ne vuole a scrivere qualcosa di migliore.

Ned Beauman. Photo by Nadav Kander.
"La macchina fatale" (Neri Pozza) chiude questo magnifico tris di libri eccezionali e l'autore di questa pazzesca storia è il giovane ventottenne Ned Beauman, inglese e bravissimo, anche se il termine bravissimo è forse restrittivo. Perché non solo è bravo a scrivere, ma è bravo a raccontare, a descrivere, a caratterizzare. Senza spocchia trova gli aggettivi giusti per descrivere in modo lineare e conciso le scene e i personaggi, soprattutto grazie alla padronanza ed all'originalità delle metafore e delle similitudini che inventa: Heijenhoort era latte parzialmente scremato, rispetto al burro rancido di Ziesel, 
o ancora 
alla luce della lampada a gas la pelle sembrava morbida come acqua, le vertebre della spina dorsale come ciottoli semisommersi in un ruscello. 
E poi è un secchione simpaticissimo, dalla fantasia incredibile. Mi sono divertita da matti a leggere. Ned Beauman è fuori di testa e mi sono subito innamorata di lui.

Difficile per me raccontare la storia del romanzo, perché viene penalizzata, è da leggere.

Nel 1931, in un teatro berlinese incontriamo Egon Loeser (una certa assonanza con loser, perdente), giovane scenografo impegnato nella realizzazione del congegno del teletrasporto ideato da Adriano Lavicini, anch'egli scenografo, per la messa in scena della storia della vita di quest'ultimo che si è conclusa nel 1679 a seguito di un tragico incidente avvenuto in teatro durante una rappresentazione in cui molte persone persero la vita.
Loeser è giovane, un po' borioso e frequenta il giro bohèmien degli artisti berlinesi, votati all'eccesso, al vanesio ed all'eccentricità, in voga negli anni Trenta. Durante una di quelle feste a cui bisogna andare altrimenti sei out, e perché quella sera avrebbe fatto la sua fastidiosa apparizione Brecht, durante le quali ci si mostra e basta, si beve e ci si droga, Egon incontra la bellissima Adele Hitler ed è amore a prima vista, da parte di lui.

Neri Pozzatitolo originale "The Teleportation Accident"
Adele, oltre ad essere oltremodo affascinante, è anche molto, ma molto facile, una groupie degli artisti e, manco a farlo apposta, va a  letto con tutti tranne che con Loeser, che, ferito al cuore e nell'orgoglio, non esita a cercare la sua pulzella scappata "per amore" dalla Germania, prima a Parigi, poi in California.
Durante il suo peregrinare, Egon incontrerà una serie di personaggi che sono vere e proprie macchiette - vorrei un romanzo solo su il colonnello Gorge, affetto da agnosia visiva e pessimo oratore.

Intanto Hitler, Adolfo, non Adele, mette in atto la sua assurdità, ma il nostro antieroe poco se ne cala, tutto preso com'è dalla ricerca del suo "dovuto atto carnale con Adele" e di una copia di "Mezzanotte alla scuola infermiere" che, perso, non può più fargli compagnia durante le sue notti in bianco.

Finalmente in California sembra avvicinarsi ad avere ciò che vuole, ma dovrà fare i conti con spie, omicidi, magnati e fisici del CalTech.

Ned Beauman riesce a dar risalto a fatti storici mettendoli in ombra, a mescolare diversi generi - giallo, storico, fantascienza, rosa, umoristico - senza fare pasticci, ma creandone, secondo me, uno nuovo che a me piace da impazzire.


La macchina fatale è il suo secondo romanzo, che gli è valsa la candidatura al Man Booker Prize del 2012. Appena avrò terminato le mie prossime letture (Coe, Lahiri, Mazzucco), leggerò sicuramente il primo romanzo "Pugni, Svastiche, Scarabei" (Sironi editore) e attenderò con trepidazione la pubblicazione del terzo "Glow", prevista a maggio 2014 in Gran Bretagna e, spero, entro breve anche in Italia.



Se non amate lo scontato, se vi volete divertire e se pensate di essere preparati a tutto, leggete "La macchina fatale" perché è fantastico!

Lista infinita di BOOKies, perché Beauman ha una marcia in più:

Berlin Alexanderplatz, di Alfred Döblin (praticamente questo romanzo è un co-protagonista)
Fenomenologia trascendentale, di Husserl
La Politica, di Aristotele
Opera da tre soldi, di Brecht
Nietzsche contra Wagner
Ulisse, di Joyce
Inferno, di Dante
Fiesta, di Hemingway
Sogno di una notte di mezza estate, di Shakespeare
Le montagne della follia; Cthulhu; Città senza nome, di H.P. Lovecraft
Il tavolo fantasma, di Elliot O'Donnell
De rerum natura, di Lucrezio
L'uomo senza corpo; L'orologio che andava all'indietro, di Edward Page Mitchell
La macchina disintegratrice, di A.C. Doyle

e i romanzi inventati come i polizieschi di Stent Mutton, autore mito di Loeser (in un'intervista Beauman racconta di essersi ispirato a James M. Cain, l'autore de "Il postino suona sempre due volte"); Aria impervia e Lo stregone di Venezia, del suo amico - nemico Ripert Rackenham; Nobili infelici, del millantatore Scramfield; Signore! Come portarle a letto, di tale Clark Snable e il feticcio Mezzanotte alla scuole infermiere.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...