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martedì 12 gennaio 2010

Ho letto LE IMPERFEZIONI

In un giorno qualunque, al redattore di un quotidiano locale, Fernando Savani, viene sottratto il portafogli in un ristorante. Il borseggiatore non scappa; lo provoca, lo sfida. Fernando non reagisce, possibile sia stato lui? Certo, siamo solo noi in questo ristorante. E se ne sta lì fermo impassibile? Anche il derubato è impassibile. Il borseggiatore esce dal locale, Savani lo segue, ma non lo raggiungerà, non può, non ci riesce.
Quella giornata non sarà più una giornata qualunque per Fernando Savani, così come non fu una giornata qualunque quella in cui Ermete Morelli, a seguito di un borseggio in circostanze analoghe, decise di togliersi la vita. Fernando vuole vederci chiaro: parte l'indagine, ma non una di quelle a cui Valerio Varesi, il papà del Commissario Soneri, ci ha abituato, bensì uno scandaglio della natura umana.

Un romanzo profondo, che sviscera l'animo. Fernando scoprirà dove possono spingersi la grettezza umana, l'aggressività, la cattiveria. Proverà sulla propria pelle la legge del più forte, al debole non resta che soccombere. Sembra che persone sensibili, rette, rispettose dei valori, siano null'altro che sprovveduti e disagiati, a cui non resta che rifugiarsi nel loro mondo, o nell'oblio eterno o nella pazzia. I deboli hanno un odore particolare, e le belve feroci sanno riconoscerlo subito. Alle volte è un'aggressività di facciata, o meglio, costruita, a cui il debole furbo si adatta per non fare la fine del topo.
Ognuno di noi ha il proprio borseggiatore, colui che ti ruba la dignità, che ti fa aprire gli occhi su chi sei e come sei, che ti fa capire che non ti piaci o che non ti piace il mondo in cui vivi.
"Le imperfezioni" - del debole o del forte? o della società? - è un romanzo in cui l'analisi dell'animo ricorda i romanzi dostoevkiani. In particolare, durante la lettura, mi sovveniva "Memorie del sottosuolo", per la capacità analitica di Varesi e per lo spaccato che egli dà di questa società che spinge i deboli nel sottosuolo. Vi si mettono a nudo, senza pudore, le emozioni umane. L'etica è il filo conduttore di tutta la storia.
Dostoevskij racconta del perché il protagonista non ha saputo diventare nemmeno un insetto, Valerio Varesi ci racconta come.



Valerio Varesi
Le Imperfezioni
Edizioni Frassinelli
pagg. 276
ISBN 978 88 7684 958 9

giovedì 5 novembre 2009

Il Commissario Soneri e la mano di Dio


Caro il mio buon Soneri, la scoperta di quel cadavere nel greto della Parma – “Qui i torrenti sono femmine!”, spieghi a Juvara -, ed il ritrovamento di un furgone con cinque fucilate a pallettoni nella carrozzeria ti hanno portato lontano, a Monteripa, da dove parte l’acqua che passa sotto i ponti di Parma, durante questo inverno rigido e spietato.

Isolato in quel paese freddo e chiuso, forse ti trovi bene, hai modo di pensare, di ritrovarti, di scavare nell’animo umano degli indagati, e nel tuo, lontano dalla frenesia e dai riflettori della città.
Mentre Juvara agisce in città sotto tue indicazioni, con ottimi risultati, tu, tra passeggiate nei boschi, cimiteri, guardaboschi, bracconieri, comunità neo hippy isolate tra i monti, senza darti per vinto, cerchi le tue risposte e l’assassino di Malpeli.

In quel luogo dimenticato da Dio, ti sembra di essere molto lontano dalla cosiddetta società, immerso in quella neve che attutisce tutti suoni e le emozioni, ma non le tue.
Ti sembra di essere racchiuso in quelle palle di vetro che si agitano e si capovolgono per veder fioccare. Ma la neve non può attenuare l’urlo dell’animo umano e della società, scaturito dalla corruzione, dalla delinquenza, dall’invidia, dall’avidità, dalla lussuria, dalla passione e dal delitto, che neppure lì mancano, e tutto si trasforma in tormenta, la mano di Dio sta agitando la palla di vetro.

Rifletti molto durante questa avventura e fai riflettere anche me, lettore, a volte carico di stanchezza come te, a volte con rimpianto per come vanno le cose e per come sarebbero potute andare, spesso con ironia, ma sempre con grande umanità, tua dote migliore. Appari anche ingenuo a tratti, un’ingenuità genuina, disarmante per un Commissario, sai ancora stupirti, ed io mi stupisco con te, e mi piace. Sei così capace di coinvolgermi che ho freddo anch’io e non vedo l’ora di rintanarmi all’osteria di Egisto per farmi un grappino.

Sembri vicino alla soluzione, ma la mano agita la palla di vetro, e si ricomincia, qualcosa non tornava. I fiocchi si posano. Bene, allora cambi direzione e riprendi il cammino ora che è tutto tranquillo, ma no: ancora uno scossone alla palla, no! Poi quiete, poi scossone.

Alla fine l’assassino è scoperto; sei riuscito a fermare la mano, o è lei che ha deciso di fermarsi?
Comunque siano andate le cose – ancora ci sto pensando, mi hai messa di fronte a questioni per nulla banali – ti ringrazio per aver condiviso con me questa tua avventura e ti auguro di ricevere tante altre scarpette di Sant’Ilario.

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