I miei preferiti

Barbara MrsTeapot B's favorites book montage

Narcopolis
Libertà
Mr Gwyn
Tre volte all'alba
Nel tempo di mezzo
1Q84: Libro 1 e 2. Aprile-Settembre
Ragione e sentimento
Una cosa da nulla
84, Charing Cross Road
Mr Jones e lo zoo della Torre di Londra
C'è ma non si
Il profumo
Stirpe
Le notti bianche, La mite e Il sogno di un uomo ridicolo
Il Circolo Pickwick
Il Maestro e Margherita
La signora Dalloway
La cena
Un giorno di gloria per Miss Pettigrew
La metamorfosi


Barbara MrsTeapot B's favorite books »

mercoledì 28 ottobre 2009

IL NUOVO ROMANZO DI LUCA CIARABELLI




Oggi esce "Il paese dei Pescidoro", il nuovo romanzo di Luca Ciarabelli.


Dalla presentazione del libro:


"Villatiferno è un piccolo paese incastrato negli Appennini dell’Italia centrale, sospeso fra realtà e immaginazione. È noto come «il paese dei Pescidoro», dal nome della famiglia nobile e terribile che ne ha scritto la storia fin dal Medioevo. A Villatiferno, passato, presente e futuro si mescolano tanto da confondersi. I suoi abitanti vivono in una quotidianità stagnante, sprofondati nel conformismo, in ossequio alle regole del potere costituito. Fa eccezione Cornelio Persico, nato in Argentina da Gustavo Ramiro, emigrato italiano ripiovuto in patria col bambino e il dolore sudamericano di una donna da dimenticare. Del grigiore paesano Cornelio non ha nulla: a partire dalle sue assurde camice floreali, fino al progetto di uno spettacolo teatrale che esca dalle solite rappresentazioni religiose. Folgorato dalla visione di Via col vento nel piccolo cinema del paese, Cornelio desidera farne una trasposizione drammatica. Sembra una cosa innocua, però i potenti di Villatiferno iniziano a vedervi un pericolo, quello della forza delle idee, per quanto pacifiche, e della sedizione dell’arte. Il progetto naufraga ma non nella mente del giovane, che non smette di pensare anche quando verrà internato nel palazzo storico dei Pescidoro, rifatto a manicomio e addolcito col nome di «Albergo». E infatti è solo l’inizio di un’avventura fra le stravaganze dei pazienti del manicomio, tentativi di fuga, amori… fino a una conclusione sorprendente. Cornelio è un irriducibile della autodeterminazione individuale. A tal punto che questo nuovo romanzo di Ciarabelli diviene il racconto di una libertà, l’elogio della diversità contro le omologazioni dei regimi totalitari, palesi e occulti. Una storia di cui oggi si sentiva il bisogno."

martedì 20 ottobre 2009

Premio Nobel per la letteratura 2009

Il premio Nobel per la Letteratura 2009 è stato assegnato a Herta Müller, scrittrice e poetessa tedesca di origine rumena, nota soprattutto per i suoi romanzi di denuncia ambientati nella Romania sotto la dittatura di Ceauşescu.

In Italia sono stati pubblicati solo tre romanzi, Bassure (Editori Riuniti), In viaggio su una gamba sola (Marsilio) e nel 2008 Il paese delle prugne verdi (Keller).


Per saperne di più






Congratulazioni a Herta Müller!

giovedì 15 ottobre 2009

ULTIMI ACQUISTI

"Corpo Morto", edito da PIEMME, secondo romanzo giallo, pubblicato a distanza di 12 dal primo "Testimone invisibile" dell'editore, Presidente dell'Associazione Editori Italiani e scrittore Marco Polillo, nonché ideatore della collana di mystery "I bassotti". Un grazie di cuore a Papà Bassotto, per tutto quello che fa.











"Il Commissario Soneri e la mano di Dio" di Valerio Varesi, edito da Frassinelli.
Ogni venerdì su RaiDue, in prima serata, Nebbie e Delitti 3. Luca Barbareschi interpreta il Commissario Soneri.

















Ancora da leggere, già ne pregusto il piacere.












Intervista a Luca Ciarabelli - Il bambino che fumava le prugne






Il tenente Bonarroti è chiamato ad indagare sull’incidente avvenuto nella Chiesa di Sant’Apollinare, a Ravenna, ai danni dell’archeologo Baldini, precipitato da un’impalcatura mentre era intento a picconare un mosaico. Si scopre subito che l’incidente in realtà è un omicidio, perpetrato con un raro veleno estratto dalle prugne.
Non è l’indagine a farla da padrona in questo romanzo, bensì una Ravenna surreale, sospesa nello spazio e nel tempo, metafisica, circondata da paludi, immersa nella calura estiva che la rende quasi una città fantasma e talmente spossata che nulla accade, popolata da stregoni, comari e compadri, che parlano una lingua tutta loro. Una città stanca. Una città orgogliosa dei suoi precedenti storici, abilmente raccontati dall’autore, appassionato di filosofia, che ci regala bei dialoghi e pensieri profondi, oltre a nozioni storiche mai pesanti.
Nonostante tutte queste sfumature, il mistero si infittisce ed il giallo prosegue fino all’ultima pagina.
Il 28 ottobre uscirà nelle librerie il secondo romanzo di questo promettente e simpatico autore, dal titolo "Il Paese dei Pescidoro".

BB: Il romanzo parte come un giallo, per poi dare spazio alla vera protagonista, la filosofia. Il vero giallo è la ricerca dell'uomo, di sé stessi?
LC: Sì. Nel mercato attuale è necessario dare delle etichette. Il romanzo è venduto come giallo, si parte da una situazione tipica del genere, l'omicidio, l'investigatore che deve risolverlo, ma poi c'è molto spazio per l'introspezione e la storicità.
BB: Come ti è venuta l'idea del romanzo, ambientato a Ravenna?
LC: Lavoravo qui a Ravenna in una multisala cinematografica, una di quelle amenità americane, e con un mio compagno di lavoro, che ho ringraziato alla fine del libro, in quei pomeriggi in cui non c'era nulla da fare, è nato l'embrione della storia. Più ampiamente, ho sempre avuto in animo di scrivere di Ravenna e questo libro è un omaggio a Ravenna, alla sua storia millenaria, alle bellezze che ci sono a cui purtroppo nessuno sembra più farci caso, va più la riviera che il centro storico. C'era la voglia di parlare di questo luogo, di entrare nelle sue viscere e di riviverne la storia.
BB: Da qui la volontà di non descrivere la Ravenna contemporanea, ma una città sospesa nel tempo?
LC: Certe descrizioni hanno molto a che fare con il verismo magico della letteratura sudamericana, che prendo a modello. L'idea, la sfida, era di cimentarsi in un genere molto forte come quello del giallo per colorarlo con scene, ambientazioni, pennellate, se vuoi, che appartengono ad un mondo diverso. Gli scrittori sudamericani vengono spesso tacciati di essere dei visionari, Màrquez replica che non sono dei visionari, ma dei cronisti; la loro realtà è talmente magica che basta guardarla e raccontarla. Io invece non vedo del magico, devo inventarlo. Ho lavorato di fantasia. L'idea era quella di costruire una Ravenna che credo che ben pochi abitanti possano riconoscere e che a me piacerebbe fosse vera. E' un mondo possibile.
BB: La filosofia è la tua passione?LC: La filosofia mi ha sempre interessato, ma non mi do credenziali da filosofo. Comunque è un amore che coltivo da sempre.
BB: Quanto c'è di autobiografico nel tenente?
LC: C'è tanto. Il tenente come me è uno straniero in terra straniera, deve farsi tradurre le parole in dialetto, altrimenti non capisce quello che gli altri dicono, c'è l'insonnia di cui io soffro, c'è la sua solitudine, in fondo, i suoi amori particolari. E c'è il fatto che sente il tempo trascorrere senza un apparente senso, per questo il tenente frequenta corsi di filosofia, per ricercare quel senso, la realtà di tutti i giorni non gli basta.


Intervista a Gianluca Morozzi - Colui che gli dei vogliono distruggere


BB: Qual è la genesi del libro? Hai utilizzato il Metodo Bukowski a cui ricorre Kabra, il co – protagonista del romanzo, per comporre il suo Capolavoro?
GM: L'idea è nata in un posto insolito, molto poco letterario, nel bagno della curva Andrea Costa dello Stadio di Bologna, durante Bologna – Cagliari. Sono entrato nel bagno, pensavo a tutt'altro e mi è venuta questa idea; il motivo non lo so e non lo voglio neanche sapere, forse, perché la mia psiche ne è uscita un pochino provata. Io leggo fumetti di supereroi da una vita, da quando avevo sei anni, e li ho sempre visti come una cosa bidimensionale, stampata e colorata su carta. Però ho visto che i supereroi funzionavano, anche al cinema, in una forma differente. E funzionavano bene! E mi sono chiesto se avrebbero funzionato anche in una forma ancora diversa, in un romanzo, con una struttura narrativa vera, ma inseriti in un contesto assolutamente insolito come Bologna, come il nostro presente, come l'Italia. Quindi è venuto fuori questo stranissimo ibrido.
Il Metodo Bukowski non l'ho usato: mi dispiace dirlo, ma purtroppo scrivo molto male da ubriaco.
BB: Oltre alla passione per i fumetti e per il calcio, la passione per la musica. Anche l'idea dei grandi della scena del Rock trasformati in supereroi e super cattivi ti è venuta in quel modo?
GM: No, solo l'idea del supereroe a Bologna. Questo è un romanzo che parla molto di creatività. Cosa succede se perdi la tua vena creativa, cosa succede se sei troppo felice per creare, cosa succede se ti rubano la tua vena creativa. Per esempio, Jhonny Grey è uno che non ha talento creativo, è bravo a suonare, a cantare, ma non sa scrivere canzoni, le ruba agli altri. Quindi cosa succede se sei David Bowie, in questo caso, e ti rubano in modo assolutamente inspiegabile la canzone che hai appena scritto? Cosa ti capita? Cosa fai? Alcuni sono buoni dentro, Bruce Springsteen è buono e rimane buono, David Bowie no, diventa cattivo.
BB: E' un caso che Bruce Springsteen rimanga buono?
GM: (Sorride) Bruce Springsteen è buono, buonissimo, bello oserei dire ed è un uomo meraviglioso.
BB: Credi negli universi paralleli, nei viaggi spazio – temporali?
GM: Non è che ci credo, mi piace pensare che possano esistere. Io non chiudo nessun tipo di possibilità. Anche nella reincarnazione, mi piacerebbe crederci, non la escludo; il mio prossimo romanzo parlerà proprio di questo.
BB: Quanto c'è di autobiografico, a parte le tue passioni?
GM: Nella parte super eroistica poco, perché purtroppo non ho poteri. Nella parte di Kabra sì; le esperienze televisive ad inizio romanzo con il giocoliere e la registrazione di un ultimo dell'anno avvenuta il 6 dicembre alle sette di sera. E poi c'è la vicenda di quando Kabra viene lasciato dalla ragazza, il secondo giorno di vacanza in Grecia, non era la Grecia però.
BB: Ci sarà un seguito?
GM: Io ne farei 500 di seguiti, se potessi, magari a fumetti, sarebbe bello farlo a fumetti.

DISCESA FATALE


Solo dalle penne di un ex ufficiale dell'esercito britannico, John Rhode, pseudonimo di Cecil John Street, e del maestro per eccellenza dei delitti della camera chiusa, Carter Dickson, alias John Dickson Carr, poteva fluire un enigma così ingegnoso ed originale, dalla soluzione lineare e logica, ma non banale.


Una serie di furti presso la sua casa editrice spinge Sir Ernest Tallant a contattare la polizia, ma i suoi sospetti moriranno con lui quando questi viene ucciso in sede, il Temple, alle 12.15, con un proiettile alla testa, mentre scende con il suo ascensore privato dal quinto piano al pianterreno, senza mai fermarsi. Le porte non possono aprirsi quando la cabina è in movimento e l'interno è visibile da ogni piano attraverso una porzione di vetro. Il fragore dello sparo è udito da tutto il personale, che subito accorre e che poi verrà prontamente trattenuto dalla polizia. All'interno della cabina c'è solo il cadavere di Sir Tallant; non v'è traccia dell'arma del delitto.
Il caso vuole che sulla scena del crimine sia presente il medico legale e criminologo Horatio Glass, uno degli ultimi, e dei tanti ultimi, ad aver visto dal vetro della porta dell'ascensore Sir Tallant vivo, e solo, mentre scendeva.
Quando l'Ispettore capo David Hornbeam di Scotland Yard arriva al Temple, inizia insieme al suo amico Glass una delle indagini più coinvolgenti mai descritte.


Quando si pensa di intravvedere una possibile soluzione, Hornbeam e Glass, Rhode e Dickson, l'hanno già considerata e confutata, e così per un'altra soluzione e un'altra ancora. Non c'è via d'uscita; sono sempre un passo avanti. L'identità del colpevole perde quasi di interesse, è la modalità che intriga.
“Discesa fatale” accontenta sia i sostenitori del metodo scientifico, seguito da Hornbeam, che gli appassionati del lato psicologico criminale, affrontato da Glass. I due approcci opposti, che per natura si attraggono, fanno scaturire divertenti, ma serie discussioni tra i due investigatori, che illuminano momentaneamente il lettore, illudendolo di essere vicino per l'ennesima volta alla soluzione, per poi farlo ripiombare in un baratro oscuro dal quale non esiste altra via d'uscita se non quella di leggere, leggere e leggere.


Non ci è dato di sapere chi tra i due autori ha scritto cosa o quanto, fatto sta che questo romanzo a quattro mani racchiude uno dei migliori delitti impossibili della camera chiusa mai ideati. Peccato sia l'unica produzione della coppia, perché il papà del professor Lancelot Priestley, John Rhode, e quello del dottor Gideon Fell e di Sir Henry Merrivale, John Dickson Carr, si sarebbero certamente superati.

TESTA DI TIGRE


Quasi simultaneamente vengono rinvenute due valigie, una alla stazione di Londra, l’altra presso la stazione di Leadenham, contenenti ciascuna due gambe e due braccia di donne. Il resto dei corpi non si trova. Ad indagare sul caso, una coppia di amici fisicamente ben assortita; il corpulento ispettore Hurst di Scotland Yard e l’alto e magro criminologo Alan Twist.


Un salto temporale di due mesi indietro ci porta proprio nel paese di Leadenham, ubicato ai piedi di una collina, nella campagna inglese, poco distante da Oxford. Qui incontriamo John McGregor, maggiore in riposo che ha prestato servizio in India per Sua Maestà per molti anni. Il maggiore suole intrattenere i suoi ospiti con i racconti che lo vedono testimone delle più svariate magie da parte di santoni e fachiri indiani. Per convincere il più scettico del gruppo della veridicità di ciò che ha visto, una sera decide di invocare il genio malefico che si nasconde nel pomolo forgiato a forma di testa di tigre di un bastone in bronzo regalatogli da un indiano. Durante l’esperimento, che ha luogo pochi giorni dopo il ritrovamento delle donne a pezzi, il maggiore muore e tutto fa credere veramente alla magia dato che il delitto, se di delitto si tratta, è avvenuto in una camera chiusa.


La trama ingegnosa di questo giallo legherà in modo logico tutti gli avvenimenti.
Leggendo il libro si è catapultati in quell’Inghilterra protagonista dei più originali enigmi nati dagli svariati scrittori britannici della cosiddetta età d’oro del giallo classico, e si ha la sensazione di star leggendo proprio uno di quei mystery, se non fosse che l’autore del romanzo sia Paul Halter, contemporaneo e francese, alsaziano.


Paul Halter esordisce nel 1987 con La quatrièm porte, edito in Italia da Il Giallo Mondadori con il titolo “La quarta porta”, con il quale vince subito il Prix du Festival de Cognac, a cui segue, l’anno successivo, un altro premio per il suo romanzo Le Broulliard rouge. Probabilmente Halter è l’unico scrittore vivente capace di ricreare quell’atmosfera tanto cara agli amanti del giallo classico inglese, con l’ulteriore particolarità, da grande ammiratore di John Dickson Carr quale è, di cimentarsi sempre, nei suoi romanzi, con i delitti della camera chiusa.

LA MANO SINISTRA DI DIO


Mi chiamo Dexter, Dexter Morgan e ne “La Mano Sinistra di Dio” vi racconto una delle poche vicende, se non l'unica, che è riuscita a coinvolgermi e ad emozionarmi, almeno un poco. Perché io fingo di vivere, o meglio, fingo di vivere come voi, fagocitati dalle vostre emozioni, dalle vostre paure, dalle vostre ansie, dalle vostre famiglie e dai vostri problemi. Io sono diverso, sono Dexter, sono senza coscienza, ed è proprio questa mancanza che mi permette di fingere di essere, di spingermi oltre con la menzogna, dissimulando il mio odio per il genere umano, donne comprese, per diventare l'affascinante, l'accondiscendente, il simpatico e comprensivo Dexter.
Sono un analista della Scientifica di Miami, ematologo, quindi immaginate la mia curiosità quando la mia sorellastra Deb, che anche lei lavora per la Polizia di Miami, buoncostume, mi coinvolge in un caso di serial killer di prostitute, i cui cadaveri vengono rinvenuti tagliati a pezzi, ciascuno avvolto nella plastica, senza neanche la traccia di una goccia di sangue, completamente ripuliti, un'opera d'arte. Rimango senza parole, come avrà fatto l'assassino? Magistrale.
Deb vuole il mio aiuto per una promozione a detective, si fida di me e mi vuole bene, per questo è l'unica persona per la quale provo simpatia. Deb sa di poter contare su di me per via del mio intuito, della mia capacità di entrare nella mente dei serial killer, di entrare nella mente di persone come me. Persone che si esprimono con l'arte dell'omicidio, dell'assassinio, della tortura fisica e psicologica. Io sono un maestro in quest'arte. Mi sono accorto di avere questo dono fin dall'età adolescenziale, ed anche mio padre adottivo, il padre di Deb, anch'egli poliziotto, se ne accorse. Mi consigliò di incanalare e controllare quel qualcosa che sento dentro, io lo chiamo il Passeggero Oscuro, colui che mi fa sembrare una buona idea uccidere qualcuno, e aggiunse:

“Puoi scegliere chi uccidere. C'è tanta gente che se lo merita, Dex...”. E con
quelle poche parole dà una forma alla mia vita intera, a tutto me stesso, a chi
sono e cosa sono. Quell'uomo meraviglioso che vede tutto e sa tutto. Harry. Il
mio papà. Se solo fossi stato capace di amare, avrei amato Harry.


Il mio lavoro alla scientifica mi avvantaggia notevolmente nella ricerca dei colpevoli che sono riusciti a sfuggire alla giustizia; sono il serial killer dei killer.
Potete comprendere quindi il mio sconvolgimento emotivo, il primo, quando ho assistito al ritrovamento di quei pezzi lindi, simmetrici, ordinati. Ho quasi provato reverenza davanti ad un lavoro così ben fatto. Un altro attento, preciso, impeccabile serial killer come me, possibile? L'ho presa sul personale, soprattutto dopo i messaggi di sfida che l'assassino mi ha lasciato in casa. Questo è troppo. Accetto la sfida, con l'aiuto del mio intuito e del Passeggero Oscuro.

La serie televisiva che mi vede come protagonista è diversa nel finale da quello che vi narro io, sia in questo romanzo, che nel successivo “Il nostro caro Dexter”. Quindi leggete, non fate i cattivi, vi conviene.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...