lunedì 5 luglio 2010

I bassotti di luglio 2010

In uscita l'8 luglio, altre due chicche targate Polillo. Non perdetevi i due nuovi bassotti di luglio. Qui in anteprima, su gentile concessione dell'editore, grazie alla squisita e gradita cortesia di Fabio ^_^

Earl Derr Biggers
CHARLIE CHAN E IL CAMMELLO NERO
“I bassotti” n. 83
Pagine: 304
Prezzo: € 13,90
ISBN: 978-88-8154-340-3
Traduzione di Lia Volpatti

Il libro
In una calda mattina di luglio la bella e ricca attrice hollywoodiana Shelah Fane sbarca alle Hawaii al seguito di una troupe cinematografica per le ultime riprese di un colossal sui Mari del Sud. Quella stessa sera la donna organizza un ricevimento nel suo villino sulla spiaggia, ma poco prima dell’inizio della festa viene trovata uccisa da una pugnalata al cuore. L’ispettore Charlie Chan della polizia di Honolulu, tutto astuzia e aforismi orientali (tra cui quello che dà il titolo al libro: “La morte è un cammello nero che s’inginocchia, non invitato, davanti a ogni porta”), interroga con pazienza i numerosi ospiti dell’attrice, ma ne ricava solo indizi inconsistenti. L’unico vero aiuto giunge da un indovino chiamato Tarneverro il Grande che godeva di grande considerazione presso la donna, tanto che solo a lui Shelah aveva rivelato di aver assistito all’omicidio di Denny Mayo, un attore ucciso a Hollywood tre anni prima il cui caso è tuttora irrisolto. Ma Tarneverro non conosce il nome del colpevole di quel delitto, ed è al corrente di una sola cosa, per giunta la più preoccupante: anche l’assassino di Denny Mayo si trova in quei giorni a Honolulu. Dal romanzo fu tratto nel 1931 un celebre film con Warner Oland nei panni di Charlie Chan e Bela Lugosi in quelli di Tarneverro.

L’autore
Earl Derr Biggers (1884-1933), nato a Warren, Ohio, si laureò ad Harvard nel 1907. Assunto dal Boston Traveler per tenere una rubrica umoristica, finì per occuparsi con passione di critica teatrale. Se la sua commedia If You’re Only Human (1912) si rivelò un fiasco, il romanzo d’esordio, il mystery Seven Keys to Baldpate (1913), riscosse un immediato successo ed ebbe una celebre versione teatrale e sei riduzioni cinematografiche. Nonostante l’ottima accoglienza dei due libri successivi, lo scrittore abbandonò la narrativa in favore del teatro fino alla metà degli anni Venti, quando uscì a puntate sul Saturday Evening Post e poi in volume Charlie Chan e la casa senza chiavi (I bassotti n. 26). Il personaggio, ispiratogli da un articolo su un poliziotto cinese di Honolulu, incontrò subito il favore del pubblico. Seguirono altre cinque avventure prima che l’autore venisse stroncato da un infarto all’età di cinquantun anni. La popolarità di Chan, tuttavia, continuò a crescere grazie alla ricca filmografia che il cinema hollywoodiano dedicò alla sua figura, sia basandosi sui romanzi, sia utilizzando, dopo la morte dello scrittore, sceneggiature originali. Oltre che di quarantacinque pellicole, l’ineffabile investigatore è stato protagonista di serie radiofoniche e televisive, fumetti e cartoni animati.

John Rhode
MORTE IN HARLEY STREET
“I bassotti” n. 86

Pagine: 288
Prezzo: € 13,90
ISBN: 978-88-8154-357-1
Traduzione di Bruno Amato

Il libro
Il dottor Mawsley, medico londinese di successo, non è molto stimato dai suoi conoscenti, ma è decisamente soddisfatto della propria vita. E alla fine di una lunga giornata di lavoro ha un motivo in più per essere felice, quando un avvocato gli presenta dei documenti in base ai quali erediterà un’ingente somma da una paziente particolarmente grata. Ma neanche un’ora dopo Mawsley viene trovato morto sul pavimento del suo studio in Harley Street, in seguito a un’iniezione fatale di stricnina. Le indagini escludono nettamente le ipotesi di omicidio e di suicidio, e il caso viene archiviato come morte accidentale. Ma com’è possibile che un luminare come Mawsley sia incorso in un simile errore, iniettandosi una dose letale di una sostanza tanto pericolosa? L’eccentrico Lancelot Priestley, ex professore di matematica applicata con l’hobby dell’investigazione criminale, viene informato del caso durante una cena tra amici, e mostra subito di non credere alla teoria dell’incidente. Così, mentre invita il sovrintendente di polizia Jimmy Waghorn a effettuare ulteriori indagini, Priestley usa il suo acume e la sua perspicacia per ipotizzare una quarta possibilità (oltre a omicidio, suicidio e incidente) che spieghi il perché di una morte tanto curiosa. Un ingegnoso mystery del 1946, finora inedito in Italia, da lasciare sbalorditi.

L’autore
John Rhode (1884-1964), pseudonimo dello scrittore inglese Cecil John Street, ha firmato 140 mystery, oltre a volumi di argomento politico e storico e ad alcune biografie. Fu ufficiale di carriera dell’esercito britannico prima di dedicarsi all’’attività letteraria. Esordì nella narrativa poliziesca nel 1924 e l’anno successivo introdusse il personaggio del professor Lancelot Priestley (The Paddington Mystery), che avrebbe poi conquistato grande popolarità grazie a The Murders in Praed Street (1928, I delitti di Praed Street – I bassotti n. 1). Quest’ultimo fu anche l’unico suo romanzo ad avere una versione cinematografica (Twelve Good Men, 1936) dalla quale, paradossalmente, venne eliminato il personaggio del professore. La regolarità della sua produzione – quattro gialli all’anno – lo indusse nel 1930 ad adottare l’ulteriore pseudonimo di Miles Burton, di cui in autunno la Polillo pubblicherà Death in the Tunnel (1936, Nel buio della galleria), finora inedito in Italia.
Buone letture a tutti
Mrs Teapot

venerdì 2 luglio 2010

Divertissement di Camilleri e Lucarelli con Acqua in Bocca

Questa recensione è un'opera di fantasia, ma personaggi e luoghi citati non sono invenzione dell'autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive, scomparse o inventate è assolutamente voluta.

DA: isp. Capo Grazia Negro
A: dott. Salvo Montalbano c/o Commissariato di Vigata
OGGETTO: Acqua in bocca

Caro collega,
ti scrivo per porre alla tua attenzione l'uscita del romanzo Acqua in bocca, scritto da Camilleri e Lucarelli, edito da minimum fax. Se non l'hai ancora letto, ti consiglio di farlo, dato che i due protagonisti, eccezionalmente, siamo noi. Raccontano di quella volta che abbiamo indagato sul caso del cadavere del tuo concittadino rinvenuto qui a Bologna, con accanto i pesci rossi. Ricordi? Che avventura!
Sono quindi a richiedere la tua collaborazione per svolgere un'indagine su questa fuga di notizie.
Certa di aver stuzzicato in te una buona dose di curiosità, ti saluto.

Grazia Negro
----------------
All'ispettore capo
Grazia Negro
Squadra Mobile
Questura di Bologna

Cara collega,
la mia curiosità è stata stuzzicata, ho comprato il romanzo, l'ho letto e mi sono girati i cabasisi. Altro che fuga di notizie! Come hanno fatto ad avere le nostre lettere, i nostri bigliettini nascosti nel cibo e i nostri pizzini? Hai la mia piena collaborazione; ho già iniziato le indagini qui a Vigàta. Dobbiamo andare a fondo.
Fazio, che ha il complesso dell'anagrafe, dice che tale Andrea Camilleri, nato nel 1925 a Porto Empedocle (AG), etc etc (Catarella mi ha detto che c'è tutto in internet), ha già scritto numerosi romanzi, anche su di me. Pensavo babbiasse, invece è vero. Per ora è tutto.
A presto. Saluti
Salvo Montalbano
P.S. Ma Lucarelli è lo stesso che mi diede la ricetta del brodo per cuocere i tortellini?
------------
DA: isp. Capo Grazia Negro
A: dott. Salvo Montalbano c/o Commissariato di Vigata
OGGETTO: Acqua in bocca — sviluppi

Caro Salvo,
intanto sì, si tratta di quel Lucarelli, chi l'avrebbe mai detto? Mi sembrava una persona per bene, invece... Ho chiesto la collaborazione del mio collega qui a Bologna, l'ispettore Coliandro e, per una volta, ne è venuto fuori qualcosa di buono. Carlo Lucarelli, oltre a distribuire ricette, scrive romanzi e conduce persino un programma televisivo, è quello di “Blu notte”. Ho scoperto che nella Primavera del 2005 è andato a Roma a casa di Camilleri, con Daniele di Gennaro, l'editore di Acqua in bocca.
Erano tutti lì per girare un documentario sui due autori, quando al di Gennaro viene in mente di chiedere loro come ci saremmo comportati noi in un'indagine a due, manco fossimo due personaggi inventati. E quelli giù a sciorinare ipotesi e scenari. Come un'improvvisazione teatrale, una jam session. Ma il di Gennaro non è contento, dice: “Adesso questa storia la scrivete!”
E l'hanno scritta, in cinque anni perché si è trattato veramente di una sorta di improvvisazione, un gioco, un'amichevole sfida basata sulla stima reciproca e l'ammirazione. Uno scriveva un pezzo, a cavallo tra i suoi impegni, l'altro continuava e rispondeva a tono, uno cambiava strategia, l'altro, imprecando, non era certo da meno. Una partita a scacchi degna di due campioni. E' così che hanno pubblicato la nostra storia.
Un caro saluto, ti abbraccio
G.N.
----------------

POSTE ITALIANE — BOLOGNARECAPITO
0613 VIGATAFONO 01 19 0274
01/07/2010
GRAZIA NEGRO (13008)
SQUADRA MOBILE
QUESTURA DI BOLOGNA

MINCHIA!

MITTENTE
SALVO MONTALBANO
COMMISSARIO DI POLIZIA
VIGATA (MONTELUSA)

http://www.thrillermagazine.it/libri/9987


mercoledì 12 maggio 2010

I bassotti di maggio

Nelle migliori librerie d'Italia, dal 13 maggio 2010, arrivano Helen Reilly e Arthur Upfield.
Di seguito le schede di questi due nuovi bassotti, su gentilissima concessione di Polillo Editore (grazie Fabio!).

Helen Reilly
LA PORTA SOCCHIUSA
“I bassotti” n. 82


Pagine: 256
Prezzo: € 13,90
ISBN: 978-88-8154-341-0
Traduzione di Marisa Castino Bado
Nelle librerie da giovedì 13 maggio 2010

Il libro
Hugh Flavell, facoltoso ex professore di economia, due volte vedovo, non approvava la decisione di sua figlia Eve di aprire un negozio dopo il college, così Eve aveva lasciato la residenza di famiglia in Henderson Square, a Manhattan, e realizzato il suo progetto. Quattro anni dopo, in un freddo pomeriggio di dicembre, la giovane fa ritorno a casa per annunciare le sue nozze imminenti. La famiglia accoglie bene la notizia, soprattutto la sorellastra Natalie, che nutre per Eve un affetto sincero. Quello che Natalie non sa è che fra il proprio fidanzato, il tenente dell’aviazione Bruce Cunningham, e sua sorella tempo prima era nato un sentimento che i due avevano soffocato per il suo bene. L’unica ad averlo capito è Charlotte Foy, la zia di Eve, che dopo l’annuncio del matrimonio riceve una misteriosa telefonata e decide di partire per Boston l’indomani. Ma poche ore dopo, nel parco di fronte all’abitazione, viene uccisa da un colpo d’arma da fuoco. E non è che l’inizio. Una macchia marrone su un tappeto, un frammento di una foto, una sacca da golf, un paio di scarpe nuove da uomo, una piccola perla rosa sono solo alcuni degli elementi di cui l’ispettore McKee della Squadra Omicidi di Manhattan dovrà capire il senso per trovare il colpevole di un delitto quasi perfetto. Sì, perché in questo giallo del 1944 l’assassino non se la cava per un soffio.

L’autore
Helen Reilly (1891-1962), nata a New York da una famiglia benestante – il padre era il presidente di un prestigioso istituto scolastico per ragazze – iniziò a scrivere mystery su suggerimento di un amico di famiglia, lo scrittore William McFee. Il primo romanzo, The Diamond Feather (1930) aveva come protagonista Christopher McKee, un ispettore di polizia di origini scozzesi della Squadra Omicidi di Manhattan, così chiamato in onore del suo mentore. Abbandonato nelle due opere successive, McKee ricomparve nel 1931 in Murder in the Mews e in altri 29 libri di cui McKee of Centre Street (1934) fu quello che diede alla Reilly la definitiva consacrazione. I romanzi di questa autrice – in tutto 38 di cui 3 utilizzando lo pseudonimo di Kieran Abbey – hanno caratteristiche miste: in molti l’aspetto femminile-romantico, con la classica eroina in pericolo, ha una parte fondamentale nella storia, in altri invece è la forma procedurale, con il lavoro dell’ispettore e dei suoi uomini, che viene messa in primo piano. La porta socchiusa (The Opening Door), come già Tre donne in abito da sera (1941, I bassotti n. 44), è una delle sue opere più riuscite. Eletta presidente dei Mystery Writers of America nel 1953, la Reilly ha avuto quattro figlie due delle quali, Mary McMullen e Ursula Curtiss, sono affermate scrittrici di gialli.

Arthur Upfield
GLI SCAPOLI DI BROKEN HILL
“I bassotti” n. 84

Pagine: 272
Prezzo: € 13,90
ISBN: 978-88-8154-353-3
Traduzione di Gabriella Drudi
Nelle librerie da giovedì 13 maggio 2010

Il libro
Mr Goldspink aveva 59 anni, era scapolo e sembrava godere di ottima salute quando, il 28 ottobre, era morto all’improvviso davanti al banco della sua merceria. L’autopsia aveva determinato la causa del decesso: avvelenamento da cianuro. Il suicidio era da escludere, conoscendo la vittima, e allora non rimaneva che l’omicidio anche se pareva impossibile nella tranquilla cittadina australiana di Broken Hill. Ma pochi mesi dopo, il 23 dicembre, il fatto si ripete: in un bar della strada principale, un avventore si piega di colpo all’indietro, cade, fracassando un tavolino alle sue spalle, e muore. Quando il tè che stava bevendo viene esaminato, rivela tracce di cianuro. Indizi? Nessuno. Qualcosa da segnalare? Be’, sì. In entrambe le circostanze una donna anziana con una strana borsa era stata vista vicino ai due uomini, ma al momento della morte era già scomparsa. E poi c’è il fatto che anche la seconda vittima, Mr Parsons, era uno scapolo di una certa età. Incuriosito dai due casi, l’ispettore Napoleon Bonaparte della polizia del Queensland chiede una licenza per dare una mano ai colleghi di Broken Hill. Ma la situazione si complica quando, poco dopo il suo arrivo, viene commesso un terzo delitto. E la vittima, naturalmente, è uno scapolo di una certa età avvelenato con il cianuro. Da un celebre maestro del giallo classico, un originale mystery (1950) ambientato agli antipodi.

L’autore
Arthur [William] Upfield (1890-1964), nato a Gosport, in Inghilterra, all’età di 20 anni per volere del padre andò in Australia in cerca di fortuna. Al suo arrivo nel 1911, fu subito affascinato dall’ambiente selvaggio del bush e dalla cultura aborigena e si adattò a fare qualsiasi mestiere, dal mandriano al cuoco, dal minatore al guardiano di pecore. Allo scoppio del primo conflitto si arruolò e combatté a Gallipoli, in Egitto e in Francia. Rientrato nel 1920 nella sua patria d’adozione, tornò a lavorare nel bush, dove prese a coltivare l’antica passione per la scrittura. Dopo una serie di articoli per una rivista, riuscì a vendere il suo primo mystery, The House of Cain, a un editore londinese che lo pubblicò nel 1928 e gliene commissionò altri tre. Rielaborando il romanzo successivo, The Barrakee Mystery (1929), Upfield inserì al posto dell’investigatore bianco della stesura originaria il famoso personaggio dell’ispettore Bonaparte, ispirato a un suo amico mezzo aborigeno. Fra gli altri ventotto gialli di cui è protagonista e che diedero all’autore fama internazionale, particolarmente degni di nota sono Mr. Jelly’s Business (1937), il primo ad avere un’edizione americana, The Bachelors of Broken Hill (Gli scapoli di Broken Hill), che forse è il più conosciuto, e Death of a Lake (1954).

Buone letture a tutti i bassottini, e non solo!

23 Maggio 2010 - GIORNATA NAZIONALE per la PROMOZIONE della LETTURA


"Se mi vuoi bene il 23 maggio regalami un libro" è lo slogan della Giornata Nazionale per la Promozione della Lettura.
La campagna è organizzata e promossa dal Centro per il Libro e la Lettura e dall'Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con l'Associazione Librai Italiani , Anci e Upi e sarà presentata i
l 14 maggio, nell'ambito del Salone Internazionele del Libro di Torino, dal Presidente dell'AIE, Dott. Marco Polillo (papà "bassotto").

In occassione della Giornata Nazionale per la Promozione della Lettura saranno organizzate diverse iniziative in tutta Italia.

Per maggiori dettagli e per il calendario degli eventi, visitate il sito dedicato:


Personalmente trovo che sia un'ottima occasione per avvicinarsi al mondo della lettura. Un grazie di cuore a Fabio, e un forte abbraccio, per la segnalazione.
Sono libri, - disse lui, - leggici dentro fin che puoi. Sarai
sempre un tapino se non leggi nei libri.
(C. Pavese, La luna e i falò)

martedì 11 maggio 2010

Il visitatore che non c'era


Come Alice comincia ad esser stufa di starsene a sedere sulla panchina accanto alla sorella, senza aver nulla da fare, così lo è Doc Stoeger. Stufo di stare in redazione ad aspettare la notizia del secolo che mai arriva, stufo di pubblicare sul suo settimanale, il Carmel City Clarion, trafiletti e articoli riguardanti tombole parrocchiali e chiacchiere da comari, stufo di quella cittadina che non ha nulla da offrire e in cui mai nulla accade. Ci fosse almeno un omicidio!
Come Alice tutt'a un tratto incontra un Coniglio Bianco con gli occhi rosa, così a casa di Doc Stoeger si presenta Yehudi Smith, un uomo dal naso lungo, sottile, appuntito, in grottesco contrasto con il corpo grassoccio. Nonché dal nome incredibile; infatti si chiama come il personaggio fantastico ideato da una trasmissione radiofonica degli anni Trenta, e diventato un tormentone, che stava ad indicare un'entità invisibile o un capro espiatorio immaginario al quale addossare le colpe in mancanza di un colpevole: Yehudi Smith, l'omino che non c'era.
Il visitatore si proclama grande ammiratore di Lewis Carrol, come Doc, e membro di un'associazione segreta a lui dedicata e lo invita a partecipare alla riunione di quella sera, che si terrà all'una di notte in una casa disabitata della zona, con la nomea di essere stregata.
Così come Alice segue il Coniglio Bianco nella tana che la condurrà in un paese fantastico, così Doc segue Yehudi in quella casa in cui trovano un tavolino con sopra una bottiglietta con un cartellino su cui c'è scritto “BEVIMI”, e ci scappa il morto.
Così come nel Paese delle Meraviglie accade di tutto e di più, così Doc Stoeger vivrà una notte che non dimenticherà mai, tra rapimenti, misteriosi incidenti stradali, spietati killer ricercati dalla polizia, furti nella banca della cittadina, scacchi, sparizione di un furgone valori, incidenti alla fabbrica di fuochi d'artificio, gomme d'auto bucate, false accuse e litri e litri di whisky con conseguenti mal di testa.
Come Alice, Doc si risveglierà da un sogno? Forse quando si è sbronzi si può fare di tutto e non ricordare nulla. Oppure è tutta un'ingegnosa macchinazione. Chi è Yehudi Smith? Esiste? Yehudi Smith, l'omino che non c'era.
Quel che è certo è che a Fredric Brown l'immaginazione non mancava.
I capitoli del romanzo scorrono come scene di un film, coinvolgono e appassionano sempre più. E' un giallo che non ha nulla a che vedere con il classico mystery all'inglese che a me piace tanto, è più un poliziesco, ma neanche; è pieno di azione, fantasia, realismo, romanticismo, umorismo, whisky, colpi geniali e nonsense alla Lewis Carrol. Non per nulla Brown è stato anche un autore di romanzi di fantascienza, oltre che di narrativa poliziesca.
Mi piace immaginare Fredric Brown come Doc Stoeger, perché amava leggere, bere e giocare a scacchi o a poker. Un autore che venne definito “uno scrittore da scrittori”. Un autore geniale.

mercoledì 17 marzo 2010

Il dandy indaga


Tra i tanti personaggi storici e letterari che vestono i panni dell’investigatore, non poteva mancare Oscar Wilde. E meno male, aggiungo io!
Gyles Brandreth, inglese, ha scritto i primi tre romanzi delle indagini vittoriane dello scrittore irlandese; in Italia sono usciti i primi due e attendo con trepidazione la pubblicazione del terzo.
Amo il giallo, soprattutto quello classico, adoro l’età vittoriana e venero Oscar Wilde: il suo stile, le sue opere, i suoi eccessi, i suoi aforismi. In queste due avventure è racchiuso tutto ciò.

La voce narrante è quella di Robert Sherard, pronipote del poeta emerito William Wordsworth, migliore amico di Wilde, innamorato della moglie di questi, Costance. Dopo anni dalla morte dell’amico, decide di rivelare le indagini che meticolosamente ha appuntato nel suo diario.
Ne “Oscar Wilde e i delitti a lume di candela”, il poeta irlandese, in un pomeriggio di fine agosto del 1889, si reca in un appartamento dove trova il cadavere di un suo giovane conoscente: composto, un lieve sorriso sul viso, circondato romanticamente da candele. Preso dal panico fugge e chiede consiglio ad un suo amico trentenne, un dottore scozzese che sta riscuotendo un notevole successo con il suo romanzo “Uno studio in rosso” e che a breve pubblicherà “Il segno dei quattro”. “A un primo sguardo potrebbe sembrare un appassionato di caccia grossa tornato dal Congo, ma a parte la sua stretta di mano, che è insopportabile, non ha nulla del bruto. E’ gentile quanto San Sebastiano e saggio quanto Sant’Agostino”, così Wilde descrive Arthur Conan Doyle.
Dopo l’incontro i tre amici decidono di recarsi sul luogo del misfatto, ma trovano la stanza vuota e ripulita. Wilde, uomo dai molti eccessi, visionario? Il mistero si infittisce, iniziano le indagini.
Tre anni dopo, Wilde, Sherard e Conan Doyle sono direttamente coinvolti in una serie di omicidi ne “Oscar Wilde e il gioco della morte”. Tutto ha inizio durante una riunione al Circolo di Socrate, fondato da Wilde, i cui membri, tra cui Bram Stoker, si danno appuntamento la prima domenica di ogni mese, solo per far svagare il fondatore: il circolo non ha alcuno scopo, si tratta semplicemente di un ritrovo per la cena, cene raffinate ed esclusive, per autentici dandy. Oscar decide di fare un gioco: “Omicidio”. Ciascun ospite, in modo anonimo, deve scrivere su un biglietto chi vorrebbe uccidere, si raccolgono i biglietti ed il gruppo dovrà indovinare chi vuole uccidere chi. Tra i nomi delle vittime virtuali, il Sig. Wilde e Signora. Uno scherzo. No. Le vittime designate iniziano a morire veramente e ad Oscar Wilde non resta molto tempo prima che l’assassino concluda la lista con il suo omicidio e quello dell’adorata Costance.

Ottima l’ambientazione storica in tutti i sensi, dai personaggi realmente esistiti alla Londra vittoriana. Trovo Brandreth talmente abile da stentare a credere che Oscar Wilde non abbia realmente vissuto queste avventure. Il narratore delle vicende è il Watson della situazione, ma l’aver affiancato Conan Doyle alle indagini (i due scrittori erano realmente amici), fa quasi sembrare che sia stato questi a prender spunto dalla coppia Wilde – Sherard per la sua, Holmes – Watson.
Non mancano l’umorismo sottile di Wilde nei dialoghi ed i riferimenti alle sue opere, in modo preciso e sempre storico.
La trama gialla in sé non sarà originale, ma la lettura è coinvolgente, veloce e godibilissima. Un’ultima nota sulle belle copertine dell’edizione italiana, meno psichedeliche di quelle inglesi, ma stravaganti quasi al pari di Oscar Wilde.
Gyles Brandreth non si è lasciato sfuggire quanto detto dallo scrittore britannico Max Beerbohm “Che vita sensazionale è quella di Oscar, così ricca di eventi straordinari. E che grande opportunità per i biografi del prossimo secolo!”.

sabato 20 febbraio 2010

Ho letto MILANO E' UNA SELVA OSCURA

E' un clochard anomalo il Dante, classe 1899, colui che ci accompagna per la Milano del 1969, mettendone in mostra i vizi, le strade, gli abitanti, la storia andata e quella presente degli anni di piombo. Il Dante è diverso e lo sa. "Lui non ha ritegno a mostrarsi, ché a fargli mantenere la testa alta è la cultura di cui nella sua famiglia adottiva si è nutrito fin da piccolo: non si
sente inferiore, semplicemente non ha nessuno a cui rendere conto; non ha mai chiesto l'elemosina, ma accetta quello che la gente gli offre in cambio di un calembour, di una storia ben raccontata o della recita di una poesia".
Vagare, vagabondo: parole che ha sempre sentito sue, fin da piccolo. "Voglie di manoscritti in bottiglia, Ulisse coi suoi itinerari di avventura e conoscenza, fughe dalla casa dei padri alla maniera dei personaggi di Mark Twain". Infatti nella vita, il Dante, non ha fatto altro che fuggire.
Passin passett, sul tema de Le Quattro Stagioni di Vivaldi, che ti sembra di sentirle mentre leggi, si ripercorrono le medesime stagioni del Dante in quel 1969: incontri i suoi amici, ascolti i milanesi per strada, sei testimone dei tempi che stanno cambiando, nel bene e nel male.
Diventi barbone con lui: hai caldo, freddo, fame, sete, ridi, piangi, pensi e ricordi. Parli con la morte: "Se la vita fosse un libro, ciascuno di noi 'l sarìa el scrittor, e allora sì che ci sarebbe strapparsi i cavèj, perché non possiamo correggerla né riscriverla meglio".
E cammini, cammini, cammini, fino ad arrivare nel cuore pulsante della città, là dove tutte le strade che il Dante ha percorso nella sua vita si incontrano, in autunno inoltrato.
Laura Pariani ha scritto un romanzo profondo, raffinato e pittoresco, impregnato di musica e di poesia. La fanno da padrona la lingua, il dialetto, Milano. Un libro che non mi dimenticherò mai, che mi ha lasciato un segno. Chi è di Milano, non può non leggerlo. Chi non è di Milano ha un'occasione per comprendere meglio la città meneghina, come è oggi e come fu.
Genti, stee alégher.

Laura Pariani
"Milano è una selva oscura"
Einaudi
ISBN 978 88 06 19995 1
pagg. 179